Le Streghe di Lenzavacche
Le Streghe di Lenzavacche è un romanzo bellissimo di Simona Lo Iacono ambientato in un paesino siciliano in due periodi diversi, il tempo delle streghe e dei roghi ed il tempo del fascismo raccontato da un maestro di scuola elementare .
Le storie dei vari protagonisti si intrecciano fino a giungere al compimento delle loro identità, un cerchio di vita dove ognuno ritrova se stesso e le proprie radici, un luogo in cui tutto giunge ad avere un senso ed un significato, una morale individuale la cui energia è tratta dal supremo valore della libertà.
"I miei allievi non conoscono le battaglie vinte,ma quelle perse,,e non ricordano i nomi dei sette re ma quelli degli schiavi, e non ho voluto che recitassero a memoria le filastrocche del regime, ma alcune ballate che i pescatori borbottano calando le reti,sfidando il malaugurio, uscendo all'alba e aspettando dietro le grotte che il pesce azzurro si svegli.
...Non ho mai pensato che la cultura servisse alla forza, ma alla compassione, e non ho cercato nei libri il coraggio, ma la fragilità umana. Quanto alle virtù militari, ho detto loro che l'unica guerra che valga la pena di vincere è quella contro se stessi...e gli ho messo in mano dei libri, le sole armi che abbia mai imbracciato."
e poi c'erano le Streghe, donne con l'amore per la vertitate
"Atro indegno sentimento l'historia faceva poi patire alla fimmina, esso era la ricerca della veritate,, che nemmeno all'omo si addiceva, ma al creatore ovvero alli ministri sui, li sancti sacerdoti clericali, Giammai alle consorelle, essendo si istessamente sacrate, ma comunque mulieres, vale a dire fimmine. Ma la madre mia fece gusto alla lectura del libro e dalì le venia maxima voglia e concupiscenza di altri libri, In essi leggea difatti caritatevole ansia in pro l'homo tutto e delle sue afflictioni."
Chi legge diventa intuitivo, si abitua ad osservare l'animo umano, tanto a volte da presagirne gli effetti, quasi a sembrare un indovino affinando la propria sensibilità. Le Streghe non erano altro che donne colte, letterate, e proprio attraverso la conoscenza sentivano molto forte il senso della libertà, perciò, come nel romanzo, amavano senza vincoli, istintivamente, senza parole o spiegazioni su ciò che accade quando dentro si accende un fuoco di emozioni.
Sono moltissimi gli punti di riflessione nel racconto di Lenzavacche.
"Nugoli di penitenti coi candelabri in mano mi sembravano in procinto di gettarsi in una bocca di fumo, e ciò che più mi inquietò non fu che fossero morti, ma che fossero finiti SENZA NARRARE LA LORO STORIA , senza parole di preghiera o d'ira sibilate tra le pentole e le fiscelle, tra le zappe e le vanghe, o tra le viti e le botti.Erano una frotta d'anime senza possibilità di confessarsi nemmeno in punto di morte."

Le storie dei vari protagonisti si intrecciano fino a giungere al compimento delle loro identità, un cerchio di vita dove ognuno ritrova se stesso e le proprie radici, un luogo in cui tutto giunge ad avere un senso ed un significato, una morale individuale la cui energia è tratta dal supremo valore della libertà.
"I miei allievi non conoscono le battaglie vinte,ma quelle perse,,e non ricordano i nomi dei sette re ma quelli degli schiavi, e non ho voluto che recitassero a memoria le filastrocche del regime, ma alcune ballate che i pescatori borbottano calando le reti,sfidando il malaugurio, uscendo all'alba e aspettando dietro le grotte che il pesce azzurro si svegli.
...Non ho mai pensato che la cultura servisse alla forza, ma alla compassione, e non ho cercato nei libri il coraggio, ma la fragilità umana. Quanto alle virtù militari, ho detto loro che l'unica guerra che valga la pena di vincere è quella contro se stessi...e gli ho messo in mano dei libri, le sole armi che abbia mai imbracciato."
e poi c'erano le Streghe, donne con l'amore per la vertitate
"Atro indegno sentimento l'historia faceva poi patire alla fimmina, esso era la ricerca della veritate,, che nemmeno all'omo si addiceva, ma al creatore ovvero alli ministri sui, li sancti sacerdoti clericali, Giammai alle consorelle, essendo si istessamente sacrate, ma comunque mulieres, vale a dire fimmine. Ma la madre mia fece gusto alla lectura del libro e dalì le venia maxima voglia e concupiscenza di altri libri, In essi leggea difatti caritatevole ansia in pro l'homo tutto e delle sue afflictioni."
Chi legge diventa intuitivo, si abitua ad osservare l'animo umano, tanto a volte da presagirne gli effetti, quasi a sembrare un indovino affinando la propria sensibilità. Le Streghe non erano altro che donne colte, letterate, e proprio attraverso la conoscenza sentivano molto forte il senso della libertà, perciò, come nel romanzo, amavano senza vincoli, istintivamente, senza parole o spiegazioni su ciò che accade quando dentro si accende un fuoco di emozioni.
Sono moltissimi gli punti di riflessione nel racconto di Lenzavacche.
"Nugoli di penitenti coi candelabri in mano mi sembravano in procinto di gettarsi in una bocca di fumo, e ciò che più mi inquietò non fu che fossero morti, ma che fossero finiti SENZA NARRARE LA LORO STORIA , senza parole di preghiera o d'ira sibilate tra le pentole e le fiscelle, tra le zappe e le vanghe, o tra le viti e le botti.Erano una frotta d'anime senza possibilità di confessarsi nemmeno in punto di morte."

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